Appena arrivato a Pustevny, ho avuto l’impressione di essere finito in una fiaba. La luce tra gli alberi, l’aria fresca delle montagne, e poi quei colori, quelle forme… le costruzioni di Dušan Jurkovič si sono presentate a me come apparizioni gentili, silenziose e potenti.
Davanti a Libušín e Maměnka, mi sono fermato in silenzio. Due edifici in legno che sembrano parlare una lingua antica: fatta di motivi popolari, colori accesi e dettagli scolpiti con amore. Sembrava che tutto – ogni trave, ogni curva – volesse raccontarmi una storia.
Jurkovič non progettava semplicemente edifici. Costruiva emozioni, luoghi che respirano con il paesaggio e che sanno ancora oggi accogliere chi arriva. C’è qualcosa di profondamente umano e radicato nella sua architettura: una spiritualità concreta, fatta di materia viva, di legno e di simboli.
Camminare a Pustevny è stato un viaggio dentro l’architettura, ma anche dentro di me. Qui la bellezza non è ostentata: è offerta, con semplicità.
Ci tornerò, perché in quei luoghi ho trovato qualcosa che oggi cerchiamo tutti: autenticità, poesia e silenzio che parla.
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